La NASA ha scoperto un sistema solare con sette pianeti simili alla Terra

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La NASA ha annunciato oggi la scoperta di un sistema solare composto da sette esopianeti in orbita intorno a Trappist-1, una stella nana ultrafreddda che si trova a 39 anni luce dalla Terra. Sei di questi pianeti orbitano all’interno della cosiddetta “zona abitabile”.

C’era grande attesa oggi per l’annuncio che la NASA avrebbe durante la Conference on Discovery Beyond Our Solar System. Si sapeva che l’Agenzia spaziale USA avrebbe parlato di un’importante scoperta sugli esopianeti ovvero di pianeti esterni al sistema solare in orbita attorno ad una stella. Non è la prima volta che la NASA annuncia una scoperta del genere, ad esempio due anni fa la missione del telescopio spaziale Keplero aveva scoperto a mille anni luce di distanza il pianeta gemello al nostro Kepler 452b. Ma questa volta è stato scoperto un intero sistema solare con sette pianeti simili alla Terra, sei dei quali si trovano all’interno di un’orbita “compatibile” con la vita nota come circumstellar habitable zone (CHZ) o più semplicemente zona abitabile.

Cosa significa la scoperta di questi nuovi sei esopianeti?

Nel maggio del 2016 la missione Kepler ha scoperto 1.284 esopianeti, di cui circa 550 forse rocciosi e nove in una fascia orbitale potenzialmente adatta ad ospitare la vita; due mesi più tardi all’elenco se ne sono aggiunti altri 104, di cui due nella fascia abitabile. Nell’agosto scorso infine è stata confermata l’esistenza di un pianeta roccioso denominato Proxima B che ha l’ESI (l’Earth Similarity Index più alto tra tutti i pianeti conosciuti) in orbita attorno alla stella più vicina al nostro sistema solare, Proxima Centauri che dista dalla Terra quattro anni luce. I sette pianeti la cui scoperta è stata annunciata oggi invece orbitano ad una stella, chiamata Trappist-1, nella Costellazione dell’Acquario e distante 39 anni luce. In realtà i primi tre pianeti che orbitano attorno a Trappist-1 sono stati scoperti nel maggio del 2016 da un team guidato da Michaël Gillon dell’Institut d’Astrophysique et Géophysique dell’Università di Liegi.

 La stella – nota anche con il nome 2MASS J23062928-0502285 – prende il nome da TRAPPIST (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope) il telescopio robotico situato nell’Osservatorio ESO di La Silla in Cile ed è una stella nana ultrafredda (è molto più fredda e più rossa del Sole) che ha una massa pari all’8% di quella del Sole e che ha dimensioni simili a quelle di Giove. L’aspetto importante della scoperta è che è la prima volta che vengono individuati così tanti pianeti in orbita attorno ad una singola stella (nel luglio 2015 era stato scoperto un sistema esoplanetario composto da cinque pianeti orbitanti attorno ad una coppia di stelle) e secondo Gillon formano “un sistema complesso, molto simile a quello delle lune che orbitano attorno a Giove”. Gli esopianeti sono stati scoperti analizzando le “ombre” che il loro transito orbitale lasciava “davanti” alla stella e quindi non sono stati osservati direttamente.

Si tratta di esopianeti che hanno dimensioni simili a quelle della Terra, alcuni sono un po’ più piccoli ed altri un po’ più grandi. Ma qual è il senso di andare alla ricerca sistemi solari siffatti? Lo spiega Gillon:

Perchè stiamo sforzandoci di individuare pianeti di dimensione paragonabile alla Terra intorno alle stelle più piccole e più fredde del vicinato solare? La ragione è semplice: i sistemi intorno a queste stelle minuscole sono gli unici luoghi in cui possiamo rivelare la vita su un esopianeta di dimensioni terrestri con le tecnologie attuali. Se vogliamo trovare la vita da qualche altra parte nell’Universo, qui è dove dobbiamo iniziare a cercare

La NASA ha rivelato che sei dei pianeti scoperti si trovano nella zona abitabile ovvero quella fascia “temperata” dove le temperature sono comprese tra gli zero e i cento gradi centigradi. Un discorso a parte invece è quello sulla presenza o meno di forme di vita sui pianeti del sistema Trappist-1. Allo stato attuale della tecnologia non è possibile rilevare la presenza di vita e anche l’eventualità che ci sia acqua allo stato liquido sulla superficie di uno di questi esopianeti è poco più di una congettura che gli scienziati possono fare solo delle ipotesi basate principalmente sulla distanza alla quale orbitano da Trappist-1. Anche per quanto riguarda il loro aspetto si sa poco, in un articolo pubblicato su Nature si ipotizza che alcuni di essi possano essere pianeti rocciosi.